GEAPRESS – Confermata nella provincia di Limburgo, nel sud dell’Olanda, la presenza di un focolaio di influenza aviaria. Non si tratta del ceppo H5N1, del quale si teme il passaggio di specie e l’ipotesi di contagio diretto nell’uomo. Quello rivenuto nel mega allevamento di tacchini del Limburgo è l’H5N2, a più bassa patogenicità ma non per questo esente da rischi anche per l’uomo. Prevale in questi casi un rischio economico e la paura che ampie zone vengano interdette alla movimentazione di animali e loro derivati determina l’esito nefasto per tutti gli animali dell’allevamento. Per tale motivo, nonostante il virus avesse colpito 200 tacchini, sono stati uccisi tutti i 44.500 animali detenuti.

L’autorità olandese per la sicurezza alimentare e dei consumatori ha vietato in un raggio di tre chilometri il trasporto di pollame e suoi derivati, rifiuti compresi. Nella stessa regione vi sono un’altra ventina di allevamenti intensivi, tutti di uccelli.

Appena un paio di settimane addietro è stato inoltre completato l’abbattimento di 60.000 polli nell’isola di Taiwan. In questo caso i focolai sono stati riscontrati in due distinti allevamenti. Il primo caso è stato scoperto lo scorso dicembre.

Contrariamente a quello che può pensarsi, i diversi ceppi del virus dell’influenza aviaria continuano ad essere presenti anche nelle forme più pericolose. E’ il caso del temibile H5N1, rinvenuto in tempo recenti in Bulgaria. Vi sono poi ceppi a bassa patogenicità come quello rinvenuto lo scorso novembre (vedi articolo GeaPress) in due allevamenti rurali in Basilicata. Il ceppo era il LPAI H7 e tutti gli animali sono stati uccisi. Si trattava anche in questo caso di tacchini.

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