GEAPRESS – Non solo mucche a terra, divenute famose grazie ai servizi di Striscia La Notizia, ma è chiaro che il pensiero va soprattutto a loro. Povere mucche da latte, lungamente immobilizzate negli allevamenti intensivi e per questo spesso incapaci di potersi muoversi. Zampe piccole e ossa molli. Al momento del trasporto al macello, sorge un problema. Si accasciano impietosamente. Non potrebbero essere trasportate. Il problema vero, però, è lo smaltimento della carcassa visto che dalla vendita della carne non si ricava granché.

Forse sarebbe il caso di rivedere le tecniche di allevamento, ma in Lombardia hanno risolto il problema. Se la mucca non può andare al macello, è il macello che va dalla mucca. Così ha previsto una disposizione della Direzione Generale della Sanità pubblicata il 28 settembre scorso nel Bollettino ufficiale della Regione Lombardia.

Il tutto deve ovviamente avvenire sotto controllo Veterinario anche se, a guardare i servizi di Striscia La Notizia, tale categoria di tanto in tanto sembrerebbe un poco complice. Niente generalizzazioni ma altri dubbi appaiono rilevando l’appiglio formale che ha dato il via al provvedimento, ovvero un allegato del Regolamento europeo n. 853/04 relativo alle norme di igiene di origine animale che consente la macellazione in area diversa dal luogo autorizzato (ovvero lo stesso macello) al fine di evitare dolori e sofferenze agli animali. In particolare, si tratta del Capitolo VI, Sezione I dell’Allegato III che dispone l’abbattimento, in deroga all’obbligo del macello, nel caso di “animali sani” che hanno “subito un incidente che ne ha impedito il trasporto al macello per considerazioni relative al suo benessere“. Viene, pertanto, da chiedersi se può considerarsi un animale sano che ha subito un incidente quello non trasportabile così come previsto dalla Regione Lombardia. Ovvero, nel caso di “condizioni epidemiologiche“, quali gli eventi che determinano un rilevanza sanitaria come l’impossibilità a muoversi.

Ad ogni modo, il dado è tratto ed in base a quanto già pubblicato, svolte le procedure veterinarie, l’animale potrà essere stordito in extra macello e procedere così alla jugulazione. Ovviamente, dice la Regione Lombardia, bisognerà evitare o ridurre al minimo (?) la possibilità di contaminazione delle carni. Poi il dissanguamento, sempre extra macello, deve avvenire previa sospensione dell’animale ed avendo cura di raccogliere per benino il sangue in un contenitore. Per quanto riguarda stomaci e pacchetto intestinale, devono comunque accompagnare la carcassa fino al macello. Una sorta di vaso canopo, insomma, che accompagnerà il defunto fino alle porte del tempio di dissezione. Bisognerà aver cura di non trasportare nello stesso mezzo animali vivi. Meno male. Seguiranno poi le indagini dei veterinari presso il macello di destinazione.

La disposizione della Regione Lombardia vale in particolare per gli animali non in grado di essere trasportati in quanto “non sono in grado di spostarsi autonomamente o senza aiuto“, ovvero, volendo sintetizzare, le mucche a terra ma anche altri casi. Animali, cioè, deformati dagli allevamenti. L’appiglio al quale si aggrappa la Regione Lombardia per giustificare tale provvedimento è il Capitolo VI, Sezione I dell’Allegato III del già citato Regolamento CE. In deroga, cioè, all’obbligo di uccidere in macello. Peccato però che tale Capitolo VI, Sezione I dell’Allegato III vale per gli animali sani che hanno “subito un incidente che ne ha impedito il trasporto al macello per considerazioni relative al suo benessere“.

Può equipararsi un incidente (come previsto dalla norma europea) con le “condizioni epidemiologiche” (ovvero gli eventi che determinano un rilevanza sanitaria come l’impossibilità a muoversi) previste dalla Regione Lombardia per consentire la macellazione in allevamento degli animali non trasportabili?

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