GEAPRESS – Murgia Timone, Complesso rupestre San Pietro in Principibus, porta d’ingresso del Parco. Matera. A pochi passi dalla strada c’è  una pecora morta. Certo un bel biglietto d’ingresso per il Parco regionale delle Chiese rupestri del Materano!

Ci ha lasciato lì la pecora avrà ben pensato di nasconderla ad occhi poco attenti infilandola in due buste di plastica, forse doveva sembrare un “normale” sacco di immondizia. Ma non è vietato abbandonare i rifiuti? E nel Parco non c’è una viglianza?

Intanto i giorni di permanenza del “rifiuto particolare” hanno in parte distrutto l’involucro di plastica. Ed eccola lì la pecora  sotto gli occhi di tutti.
Di cosa è morta la pecora? Era malata o è stata uccisa?
Di sicuro è avvenuto tutto illegalmente, altrimenti non sarebbe lì a fare capolino da una sacco per l’immondizia.

La domenica dal clima mite che si è appena conclusa ha visto diversi gruppi di turisti nel Parco, accompagnati da operatori turistici del luogo. I primi dovrebbero, ma non sono tenuti, ad osservare con occhio profondo, i secondi sì.
Il Parco è frequentato giornalmente da operatori, che lavorano proprio lì, dai guardiaparco, e dai cittadini. Infatti, sono in diversi a risiedere nel Parco, nelle aziende agricole.

In tanti, poco credibili, vedono gli schivi cinghiali, descrivono le loro scorribande, ingigantendone  i  danni; nessuno, invece, riesce a vedere una pecora morta lasciata quasi sulla strada.
Forse l’abbandono di spoglie, appartenute ad animali macellati o morti per malattia, è una consuetudine?
Si spera che le istituzioni preposte al controllo sanitario possano fornire informazioni dettagliate sulla eventuale malattia e  sulla stalla d’origine.

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