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GEAPRESS – Una grande campagna, quella lanciata dall’OIPA per sensibilizzare contro la strage degli agnelli che si compie ogni anno in prossimità della Pasqua. Grandi manifesti sono infatti apparsi nelle due principali metropolitane italiane. A Milano ed a Roma (nella capitale a partire dal 3 aprile) ben 287 spazi pubblicitari inviteranno a riflettere sulla fine degli agnelli.

Secondo il comunicato diffuso da OIPA si tratta della più ampia e intensiva campagna degli ultimi anni a sostegno dei diritti animali e dell’alimentazione vegana.

I manifesti si caratterizzano per due soggetti che ritraggono un agnello contrapposto a un cucciolo di cane e a un cucciolo di gatto. Mentre accanto ai due cuccioli d’affezione compare la scritta “M’ama”, l’agnello è accostato alla scritta “Mi mangia”. Obiettivo della campagna è infatti indurre a una riflessione sulle motivazioni che spingono ad amare e considerare compagni di vita alcuni animali, e a considerare solo cibo altri. Dunque un claim appropriato che ad avviso dell’OIPA così si spiega: “M’ama, Mi mangia” vuole richiamare un gesto fatto velocemente, senza riflettere, esattamente come il gioco che si fa sfogliando una margherita per “decidere” se l’amore è ricambiato. Ma quel gesto, quella carezza al proprio animale domestico o quella forchettata data al cibo nel piatto, non è un gioco, perché può determinare la vita o la morte di milioni di esseri viventi che non hanno altra colpa se non quella di essere posti sul gradino più basso della catena alimentare umana. Nati, allevati e uccisi in nome di una tavola imbandita.

Secondo l’OIPA ogni anno in Italia sono circa 4 milioni gli agnelli uccisi, cuccioli di circa due mesi di vita, separati forzatamente dalle loro madri. Circa 800.000 muoiono esclusivamente nel periodo di Pasqua.

Ma perché, si chiede l’OIPA, il cane corre nei prati con il suo compagno umano, il gatto sonnecchia sul divano e risponde alle carezze con le fusa, mentre l’agnello piange perché è stato strappato dalla mamma e si trova appeso a testa in giù e sgozzato?

La risposta, in realtà, arriva spontaneamente già nel momento in cui si ha il coraggio di porsi la domanda – spiega Massimo Comparotto, Presidente OIPA Italia Onlus – La consapevolezza dell’incredibile errore insito nell’antropocentrismo nel quale veniamo cresciuti arriva inesorabile. Alla presa di coscienza deve seguire il coraggio di cambiare le abitudini di una vita intera. Abitudini che non valgono certo milioni di vite. Il cambiamento inizia da ognuno di noi. Non nutrirsi di altri animali non è “una moda”, una “forma di protesta” e non dovrebbe rendere chi lo fa “quello diverso”. Rispettare la vita è, e deve essere, la normalità”.

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