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GEAPRESS – La notizia di un importante passo avanti sul fronte del rispetto degli animali e dei loro diritti è arrivata dalla Polonia.  La Lega Nazionale per la Difesa del Cane ricorda, a tal proposito,  come già il Parlamento, nel gennaio scorso, si era espresso per il NO.

Una forma crudele, secondo gli animalisti, quella che avverrebbe nelle macellazioni rituali kosher (ebraismo) e halal (islamismo). Di fatto, ad essere stata bocciata,  è una proposta di legge che tentava di ripristinare queste pratiche nel Paese. La Corte Costituzionale polacca, infatti, ha stabilito che la macellazione senza stordimento preventivo è una procedura incompatibile con i diritti degli animali. Non va mai dimenticato, riferiscono dalla Lega per la Difesa del Cane,  che parliamo di “esseri senzienti e capaci di comprendere il dolore e la paura e che di conseguenza vanno trattati secondo un codice etico condiviso universalmente” (Dichiarazione Universale dei diritti degli animali proclamata il 15 ottobre 1978 presso la sede dell’ UNESCO a Parigi, Trattato di Amsterdam del 1997 e Trattato di Lisbona del 2009) .

Siamo felici e attendiamo fiduciosi che presto accada anche nel nostro Paese – ha dichiarato Piera Rosati presidente nazionale LNDC – Penso e auspico che, a prescindere dalla fede professata, tutti comunque possano cambiare scelte alimentari e indirizzarle verso prodotti di origine non animale. Una scelta etica che fa bene alla nostra salute, a tutti gli esseri viventi e all’ambiente. Ma fino a quando questa scelta, che vede crescere di giorno in giorno il numero di chi vi aderisce, non diventerà una realtà diffusa nell’intero pianeta, ben vengano tutti i miglioramenti. Quindi apprendiamo con grande soddisfazione che la Polonia, come già hanno fatto Norvegia, Svezia e altri Paesi, abbia introdotto questa significativa legge nel proprio ordinamento. Una legge che arriva in un momento cruciale in cui le macellazioni rituali sono al centro di un dibattito molto accesso in vari Paesi, dall’Olanda alla Gran Bretagna fino all’Italia”.

La Lega per la Difesa del Cane, ricorda altresì come la macellazione rituale è un metodo che provoca  sofferenza nella vittima. Gli animali, infatti, devono essere coscienti al momento dell’uccisione, e tali restano fino a che non sopravviene la morte per il dissanguamento completo.

In Italia questo tipo di macellazione è stato autorizzato per la prima volta con il decreto dei Ministri della Sanità e degli Interni del 11 giugno 1980 e tale deroga è stata confermata da tutti gli atti legislativi successivi in materia. Finora, nonostante l’entrata in vigore dallo scorso 1° gennaio del Regolamento europeo 1099/2009 che fornisce la possibilità agli Stati membri di adottare disposizioni di maggiore protezione, non è stata adottata la previsione di stordimento anche alla macellazione rituale.

Ma non è tutto. Purtroppo nel nostro Paese in concomitanza con la “Festa del Sacrifico“ e con la altre festività religiose islamiche si è assisto a una raccapricciante serie di casi in cui la macellazione è stata compiuta in case, cortili, prati, garage. “Ciò non deve più avvenire e la sorveglianza e il controllo delle forze dell’ordine deve essere molto accurata”, commenta Piera Rosati. Lo scorso 16 giugno, inoltre, il Parlamento Europeo, con 326 voti favorevoli e 270 contrari, ha approvato una risoluzione con cui ha stabilito che la carne e i prodotti della carne derivanti da animali che non sono stati intontiti prima dell’uccisione devono avere un’etichetta riportante tale indicazione. Le uniche carni che provengono da processi di questo tipo sono quelle prodotte con la macellazione rituale, sia essa kosher o halal, anche se in alcuni paesi europei i rispettivi leader religiosi hanno già accettato normative che impongono lo stordimento prima dell’uccisione.

Ma anche sul fronte dell’etichettatura nulla è stato recepito. La LNDC chiede una rigorosa applicazione di queste etichettature. “I consumatori hanno il diritto di sapere se quello che acquistano in macellerie, supermercati o anche nei locali kebab è frutto di sofferenze aggiuntive, rispetto a quelle tradizionali, inflitte agli animali” conclude Piera Rosati.

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