GEAPRESS – Un “rito” se non religioso almeno pagano, quella della macellazione domestica dei suini che a partire dal mese di novembre ed almeno fino a marzo, avviene in molti Comuni italiani. Il numero dei suini domestici da poter macellare varia, ma in genere è previsto per un massimo di due animali. Di fatto il povero animale, viene ucciso con un profondo taglio alla gola. Il sangue viene raccolto ed utilizzato per il sanguinaccio, ovvero rappreso all’interno di budelli disposti in acqua calda. Si passa poi alle frattaglie, in genere cucinate all’agrodolce per coprire gli odori forti e le altre più note parti per arrosti e salsicce. Questa la fine di decine di migliaia di animali che il più delle volte hanno passato la loro esistenza in piccoli recinti.

La legge però impone lo stordimento degli animali. Questi dovrebbero perdere conoscenza, quanto basta però per rimanere in vita e permettere al sangue di schizzare all’esterno. Le disposizioni circa la macellazione casalinga vengono regolamentate da Ordinanze comunali le quali, in alcuni casi, citano l’uso della cosiddetta “pistola captiva”, ovvero fornita di una punta in ferro lunga alcuni centimetri. Penetrando nel cranio, dovrebbe provocare lo stordimento ma non la morte. Il suino deve essere stato precedentemente denunciato e parte delle viscere sottoposte al controllo veterinario. Non è però prevista la presenza del veterinario al momento della macellazione la quale rimane, in un certo senso, tra le mura domestiche, macellazione casalinga come più propriamente detta.

Di fatto, senza la fantomatica pistola captiva, quello che avviene tra le mura domestiche, è a tutti gli effetti una vera e propria macellazione secondo le regole religiose di ebrei e musulmani, fatto salvo che questi ultimi non mangiano carne di maiale.

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