GEAPRESS – Sono in tutto 39.943 gli uccelli di allevamento che dal maggio scorso sono stati abbattuti a seguito del riscontro di ceppi virali relativi all’influenza aviaria. Di questi, solo per 168 animali appartenenti alla filiera rurale di Prato (quella che si pensa possa avere veicolato il virus nel bresciano, vedi articolo GeaPress) non è stata comunicata la data di abbattimento. L’ultimissimo caso si è registrato presso un impianto di svezzamento avicolo della provincia di Mantova, ovvero una delle strutture attenzionate su disposizione ministeriale (vedi articolo GeaPress) a seguito dei due casi registrati nel bresciano.

In Italia, dal mese di maggio ad oggi, gli allevamenti coinvolti sono nove. Tipologia industriale in cinque casi (Napoli, Cosenza, Brescia, Mantova), uno di tipo ornamentale (Forlì-Cesena), due rurali (Parma e Prato) ed uno non specificato (Napoli). Dati che appaiono in contrasto con quanto diffuso finora dal Ministero della Salute, ovvero quelli relativi alla maggiore presenza del virus nella filiera rurale. Anzi, secondo l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, il primo caso di riscontro in tipologia industriale risale al maggio e sarebbe il primo di quest’anno. Tutti del sottotipo H5, ed uno H7, a bassa patogenicità ma che potrebbero evolversi in cappi aggressivi e potenzialmente pericolosi per l’uomo. A riferirlo recentemente è stato lo stesso Ministero della Salute che ha sottolineato l’incidenza, sulle valutazioni del fenomeno, di una eventuale alta concentrazione territoriale di allevamenti. Così è, ad esempio, per la Franciacorta, dove sono stati registrati i due casi bresciani in allevamenti di tacchini, ma anche per il mantovano in generale. Qui i volatili allevati, con una fortissima predominanza di galline ovaiole, sono ben 5.700.000.

Proprio dall’ultimo riscontro del ceppo virale, ovvero quello del mantovano, deriva il divieto emesso venerdì scorso dalla Giunta Regionale del Veneto (divieto che entra in vigore oggi) di svolgimento di fiere, mostre e mercati avicoli. Stranamente sono escluse le manifestazioni con uccelli ornamentali, questo nonostante una delle tipologie di allevamento dove è stato riscontrato il virus, sia proprio di tipo ornamentale. Non dall’altro capo d’Italia, ma nella vicina provincia di Forlì-Cesena.

Sconfortante, la disattenzione verso alcune forme di attività venatoria che riguardano la cattura di uccelli, vivi o morti. Il fatto che siano gli uccelli acquatici quelli ove maggiormente, nel passato, si sono riscontrati ceppi di aviaria, non esclude affatto le altre specie.

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