GEAPRESS – Nuovo servizio di Edoardo Stoppa in favore degli animali oppure, che è un po come dire la stessa cosa, contro gli allevamenti intensivi. Il filmato andato in onda ieri (vedi video) ha mostrato cosa può succedere presso il mercato degli animali di Vicenza.

Povere mucche, incapaci di deambulare, caricate a forza nei camion ed ammassate per finire al macello. Tutto occultato, dice Edoardo Stoppa, per evitare occhi indiscreti. Raggiunto il veterinario, che aveva certificato solo lievi difficoltà per la povera mucca, lo stesso ha dichiarato ad un’incredulo Stoppa di avere il cuore in pace.

Con tutti gli auguri per il miocardio del dottore, la realtà mostrata da Stoppa era però grandemente diversa. Possibile che l’autorità di controllo non se ne fosse accorta? Oppure, quelle mucche, orrendamente stipate nel camion, in terra e con la zampe divaricate, avevano ancora un significato sotto il profilo del reddito. Sulla vicenda si è innescata ora una polemica della LAV che stamani se la prende, tramite un comunicato firmato dal suo Vice Presidente Roberto Bennati, con le associazioni di allevatori e trasportatori, oltre che con la pratica dei certificati veterinari falsi.

Alle ore 15.00, si aggiunge però un comunicato dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) che stigmatizzando l’episodio conferma onestamente il clima di diffusa illegalità. Per l’ANMVI, che tramite la sua federata SIVAR (Società Italiana Veterinari per Animali da Reddito) era già intervenuta sull’argomento, il nodo della questione è rappresentanto dall’onere economico dello smaltimento della carcassa. In altri termini, dovendosi l’allevatore sobbarcare la spesa dello smaltimento, oltre che la stessa eutanasia, preferisce lo stesso ricorrere alla macellazione e al trasporto che, a norma di legge, in quelle condizioni, non potrebbe più avvenire.

L’ANMVI ricorda, però, che la soluzione era stata trovata addirittura in maniera concordata con lo stesso Vice Presidente della LAV Roberto Bennati. Questo fin dal giugno 2009, sebbene il consiglio non era stato poi seguito dalle autorità governative preposte. La risoluzione del caso vacche a terra consisteva proprio nel sollevare l’allevatore dall’onere dell’eutanasia e smaltimento della carcassa.

In tal maniera si sarebbe messo in campo un valido “incentivo all’adozione della prassi eutanasica, rispondente ad esigenze di bonifica sanitaria, sicurezza alimentare e protezione animale di evidente interesse collettivo“.

Chissà. Sugli aspetti di sola tecnicità del provvedimento, si potrebbe anche non eccepire. Forse, però, l’allevatore potrebbe lo stesso essere indotto a macellare per lucrare. Ad ogni modo quello che non convince, è il riferimento alla “protezione animale di evidente interesse collettivo“. 

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