GEAPRESS – Sono  anche loro uccelli pigiati. Non solo ovaiole, insomma. Anche quaglie, allevate per le gare di caccia o per l’alimentazione. A migliaia vengono molto spesso trattenute in pochi metri quadrati di superficie di gabbia metallica. Poi, anche per loro, la sgozzatrice dei macelli autorizzati, oppure, nel caso delle gare di caccia, un colpo di fucile dopo essere state stanate dai cani. Bene che vada, dal momento in cui le quaglie di allevamento, nonostante le caratteristiche di “selvaticità” richieste dagli enti che li acquistano, sono e rimangono (fino alla morte) animali allevati. Animali “pronta caccia”, come anche lepri, conigli e fino a poco tempo addietro cinghiali.

Qualcuno ora le alleva anche per le uova. Una quaglia ne può deporre un numero compreso tra 200 e 300 l’anno. Se glielo dici agli allevatori di galline ovaiole, si arrabbiano perché non si deve parlare male del loro “prodotto”. Quelli di quaglie mettono, però, in evidenza il più basso contenuto del (dannoso) colesterolo. Senza guscio pesano appena pochi grammi. Difficilmente, infatti, che possano superare i dieci grammi. A qualcuno, però, fanno venire la fame e poi, per le gare di caccia, si pagano bene.

A Malo, in provincia di Vicenza, vi sono almeno quattro allevamenti, uno di questo noto per produzione di selvaggina. Per farle crescere di più viene tenuta accesa la luce anche di notte. Tutto filmato dal Gruppo di Intervento Giuridico, una struttura specializzata presente in più regioni italiane che si occupa di seguire segnalazioni e denunce di cittadini ma anche di Associazioni interessate ai problemi di salvaguardia ambientale e degli animali.

Il Gruppo di intervento Giuridico, dopo lunghi appostamenti notturni ha prodotto un ricco documento, fornito anche dei filmati, che è stato consegnato al Sindaco di Malo e all’Ufficio sanità animale e igiene allevamenti della ULSS n. 4 “Alto Vicentino”.

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