GEAPRESS – Neanche la politica dei piccoli passi viene ascoltata. Per il mastodontico settore avicolo italiano, specializzato nella produzione di uova, gli obblighi comunitari che avrebbero dovuto apportare talune migliorie alle galline stipate in spazi grandi quanto la superficie di un foglio, rimangono pura teoria.

215 uova pro capite all’anno. Questo il consumo italiano secondo l’Unione Nazionale Avicoltori. Quasi raddoppiato rispetto a poco meno di mezzo secolo addietro. Il 66% delle uova sono destinate al consumo diretto, ovvero a quanto si prepara nelle comuni cucine. Il resto viene destinato alla preparazione di vari prodotti alimentari. Ciò significa che alle quasi 137 uova che l’italiano beve, impasta o frigge, ve ne sono altre 78 che si ritrova tra i componenti di gelati, torte, paste ed altro ancora.

Tanta fame di uova alimenta un fatturato di 1480 milioni di euro l’anno, per più della metà concentrato in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Un mercato che, nel 2009, ha fatto registrare un aumento dei prezzi del 4%, ed una riduzione dei costi del 10%. Vivere nella parte del mondo ipernutrita, deve pur significare qualcosa.

Cosa succede se i costi aumentano, ad esempio convertendo un pochetto quegli orrendi palazzoni metallici al chiuso dei capannoni che stipano decine di migliaia di povere galline? Ben venga una sanatoria, allora. Tanto nel nostro paese ci siamo abituati. Ci ha pensato il Governo che, allineandosi con le voci già circolate da almeno un anno e mezzo, ha proposto, con un emendamento alla legge comunitaria 2011, la non sanzionabilità di molte violazioni alla Direttiva europea. Se poi qualche allevatore reitera, nessun problema. Viene proposto di annullare l’ aggravante. Sanatoria pure per le etichettature.

Nei mesi scorsi avevano protestato un po’ tutti. Gli allevatori romagnoli, quelli del bresciano (che volevano sopprimere le galline) e pure i veneti. Anzi questi ultimi, denuncia l’europarlamentare Andrea Zanoni, hanno pure goduto di una deroga sui contributi europei dell’Assessore all’Agricoltura e Zootecnia Franco Manzato.

Su quello che di fatto è un mancato recepimento dell’Italia, vi è già stata, in sede europea, una presa di posizione dello stesso Zanoni. “Mi sono occupato della questione all’intergruppo sul benessere degli animali al Parlamento europeo – spiega l’Eurodeputato – Purtroppo l’Italia è tra i Paesi ancora fuorilegge, questo vuol dire che milioni di povere galline sono costrette a vivere in uno spazio più piccolo di un foglio di carta con ventilazione e luce forzata per aumentare la produzione”. Secondo Zanoni si tratta di “una tortura che non può durare più nemmeno un giorno”.

Il tutto ad appena pochi giorni dallo scandalo sollevato dal gruppo animalista Nemesi Animale che era riuscito a documentare le condizioni di un grande allevamento in provincia di Varese (vedi articolo GeaPress).

Un problema all’Italia, però, potrebbe sorgere. A parte le multe che pioverebbero a causa dell’ennesima pulcinellata, vi è infatti il problema di alcuni paesi del nord Europa che si sono adeguati. Come la mettiamo con i maggiori costi dovuti alla conversione di chi si è uniformato alla legge? E’ ovvio che le uova di paesi come l’Italia saranno, sicuramente non per merito, più competitive. Basta non rispettare le direttive comunitarie.

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