soia
GEAPRESS – La foresta tropicale più grande e ricca di biodiversità del pianeta rischia di finire “mangiata” dalla soia  utilizzata come mangime ed in modo particolare per quello di  pollame e suini. Per il WWF sarebbe proprio questa  una delle principali cause della deforestazione oltre che dell’allontanamento di molte comunità indigene.

La denuncia  viene diffusa in vista della Giornata mondiale dell’Ambiente che si celebrerà in tutto il mondo il prossimo 5 giugno.

I nuovi dati diffusi dagli ambientalisti, puntano il dito contro alcune  abitudini alimentari spesso inconsapevoli, spreco di cibo compreso. Se il 6% della soia prodotta al mondo è destinata direttamente al consumo umano, circa tre quarti vengono invece utilizzati per l’alimentazione animale, soprattutto per pollame e suini (per produrre 1 chilogrammo di carne suina vengono utilizzati 263 grammi di soia, ben 575 per il pollo, 173 per il manzo e 307 un analogo quantitativo di uova) .

Un dato allarmente soprattutto se si pensa come negli ultimi 50 anni si è già perso quasi un quinto della superficie della foresta amazzonica. Secondo il WWF sarebbe proprio la produzione di soia a contribuire maggiormente alla deforestazione, specie in Brasile e Bolivia, insieme all’sspansione dei pascoli per il bestiame allevato, gli incendi, il disboscamento legale e illegale, la costruzione di strade asfaltate e il degrado causato dai cambiamenti climatici in atto.

Se i tassi di deforestazione degli ultimi decenni continueranno ai ritmi attuali, quasi un quarto della restante foresta amazzonica potrebbe essere persa entro i prossimi 30 anni e il 37% entro i prossimi 50 anni. Stime più pessimistiche indicano come oltre la metà (55%) potrebbe essere persa nei prossimi 20 anni perchè l’aumento della domanda di prodotti agricoli innesca  un circolo vizioso di feedback climatico che prevede, per  esempio, l’aumento della siccità e degli incendi boschivi.

Per il WWF bisogna cambiare rotta, ad esempio con una coltivazione della soia più responsabile. Viceversa, il prezzo da pagare sarà altissimo. Ecosistemi naturali che potrebbero essere persi per sempre. Per iniziare occorrerebbe una azione decisa da parte dei governi e una spinta concertata verso la sostenibilità ambientale e sociale lungo tutta la catena di produzione della soia, ma è necessario il sostegno di finanziatori e consumatori per raggiungere questo obiettivo.

Le proposte WWF sono: una migliore pianificazione dell’uso del suolo, la tutela delle aree naturali vulnerabili e di valore, un processo di certificazione quale quello proposto dalla Tavola Rotonda sulla Soia Responsabile (Roundtable on Responsible Soy, RTRS), migliori pratiche agricole e la riduzione di scarti e rifiuti. Nei Paesi sviluppati i consumatori possono contribuire a contenere la domanda di soia riducendo il proprio consumo di proteine animali (in base alle raccomandazioni nutrizionali sulla salute) e riducendo gli sprechi alimentari. In Italia, così come negli altri paesi ricchi, è in casa che si spreca di più.   Ogni anno gli italiani per negligenza e disattenzione buttano oltre 1,2 milioni di tonnellate di alimenti, che corrispondono a circa 8 miliardi di euro (da indagine GfK Eurisko 2013).   Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti.  Per arrivare sulle nostre tavole, il cibo di cui ogni giorno ci nutriamo richiede, infatti,  moltissime risorse naturali e per questo può avere impatti importanti sull’ambiente.

Parlando di alimentazione –  ha dichiarato Eva Alessi responsabile sostenibilità WWF Italia – il momento storico che stiamo attraversando vede lo scontro tra fame e obesità, miseria e abbondanza, produzione e consumo quali aspetti dello stesso problema che uniscono malnutrizione, povertà, sicurezza alimentare, salute e sprechi, quest’ultimo vero oltraggio morale e ambientale. Oggi secondo la FAO la produzione agricola mondiale attuale potrebbe nutrire 12 miliardi di esseri umani, quasi il doppio di quelli attualmente presenti sul pianeta e il cibo che viene sprecato potrebbe alleviare la fame delle popolazioni malnutrite del pianeta (basterebbe per alimentare l’intera popolazione dell’Africa Sub-Sahariana) e ridurre gli inutili impatti ambientali che la sua produzione e smaltimento determinano”.

Per scaricare il Dossier del WWF sulla soia e prendere visione  delle iniziative in programmazione per il prossimo 5 giugno è disponibile il seguente LINK

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