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GEAPRESS – L’attività dei Posti di Ispezione Frontaliera e degli  Uffici Veterinari per gli Adempimenti Comunitari – 2013, in un resoconto prodotto dal Ministero della Salute.

In tutto 23 Posti di ispezione frontaliera (PIF) che svolgono nel nostro paese l’azione di controllo su animali, loro parti e mangimi importati da paesi terzi. Nel 2013 hanno controllato 50.312 “partite di animali, prodotti di origine animale e mangimi da oltre 100 Paesi terzi”.

La quota più grossa di questi commerci riguarda i prodotti della pesca con 33.746 partite (67,1%) a rappresentare il gruppo merceologico più  numeroso, seguito dalle carni con 3.900 partite (7,8%), dagli animali vivi con 3.463 partite (6,9%),  mangimi ed integratori con 2.185 partite (4,3%). Tra i prodotti della pesca importati (33.746 partite per un totale di circa 431.925 tonnellate)  prevale con il 36,6% la voce prodotti della pesca, dell’acquacoltura e molluschi (12.367 partite). Le carni ed i prodotti a base di carne, con 3.900 partite per un totale di circa 120.596  tonnellate, rappresentano invece il secondo gruppo merceologico in ordine di importanza.  Il 66,7% delle partite è  rappresentato da carni bovine (2.603 partite), seguono con il 10% partite di prodotti a base di carne  o frattaglie (391 partite), con il 9,4% le frattaglie della specie bovina, suina, ovina, caprina, equina, di volatili, conigli (366 partite).

La classifica cambia parzialmente se si prendono in considerazione i quantitativi importati: carni  bovine (97.534 ton.), carni preparate (9.222 ton.), frattaglie della specie bovina, suina, ovina,  caprina, equina, di volatili (4.606 ton.). Le partite di animali importate (3.463) possono a sua volta essere distinte, in due grossi gruppi  merceologici: animali di interesse agricolo-zootecnico, rappresentate solo da galli, galline, anatre,  oche, tacchini e faraone (7 partite) e altri animali quali pesci tropicali/ornamentali, animali da  affezione, animali da laboratorio, invertebrati ecc. Per quanto riguarda gli animali di interesse  agricolo-zootecnico si riscontra un numero minimo di importazioni (7 partite) nel corso del 2013.  Tale valore conferma la tendenza negativa riscontrata negli ultimi anni a seguito dell’entrata nella  Comunità Europea dei paesi dell’est Europa, ovvero un calo delle importazioni di animali vivi di  interesse agricolo zootecnico rispetto ad un progressivo e netto aumento del traffico  intracomunitario.  Gli animali vivi non agricolo-zootecnici con 3.456 partite rappresentano quindi il 99,8% delle partite  di animali vivi.  Tra i prodotti di origine animale non destinati al consumo umano le voci merceologiche più importanti sono  costituite da pelli (1.345 partite) e alimenti per cani o gatti, condizionati per la vendita al minuto  (1.254 partite).

Cosa avviene invece per i trasporti comunitari? A loro provvedono gli Uffici Veterinari per gli Adempimenti Comunitari  (UVAC).

A tali Uffici sono risutati essere segnate, tramite prenotifica, 1.665.159 partite di merci (+7% rispetto  l’anno 2012) che rappresentano un volume quasi ventiquattro volte superiore a quello delle partite  importate dai Paesi Terzi. Il 36,7% delle partite è rappresentato da prodotti della pesca (611.710 partite), il 28,2% da carni  (468.790 partite), il 26,9% da latte, derivati e altri prodotti di origine animale  destinati al  consumo umano (447.782), il 4,4% da altri prodotti di origine animale non destinati al consumo  umano (74.162 partite) ed il 3,8% da animali vivi. Considerando le carni in relazione alla specie di appartenenza  si può constatare come  i maggiori quantitativi introdotti (come numero di partite e come quantitativi totali) dagli altri Paesi  membri riguardano le carni bovine e suine. Sono state infatti introdotte 156.912 partite di carni  bovine per un peso di 372.649 tonnellate e 154.144 partite di carni suine per un peso complessivo di  970.226 tonnellate. Seguono in ordine di quantità le carni preparate (88.606 partite per 107.263 t.),  le carni di pollame (29.824 partite per 72.834 t.), altre carni (22.818 partite per 18.243 t.). Le partite di prodotti della pesca prenotificate (611.710 partite pari a quasi 480.630 tonnellate  di merce) sono circa il 7,7% in più rispetto a quelle dell’anno precedente. Esse sono costituite   soprattutto da teleostei (232.297 t.), molluschi (110.491 t.) e pesce preparato (97.606 t.).

Delle 447.782 partite di latte e derivati il 61,9% (277.318 partite), pari a 841.296 tonnellate, è  rappresentato da derivati del latte, mentre il 33% (147.664 partite), pari ad oltre 2.455.575  tonnellate, è rappresentato da latte; seguono poi gli altri prodotti commestibili con il 2,6% (11.504  partite). Per quanto riguarda le 62.715 partite di animali vivi l’interesse verte quasi esclusivamente sugli  animali del settore agricolo-zootecnico quali bovini, suini, ovi-caprini; gli altri animali quali i pesci vivi, gli invertebrati, rappresentano  infatti una quota minore e marginale (7.805 partite) del commercio intracomunitario di animali vivi. Tra i prodotti di origine animale non destinati al consumo umano prevalgono i mangimi di origine animale  (27.548 partite), le pelli (16.530 partite), gli altri prodotti e sottoprodotti di origine animale non  destinati all’alimentazione animale (14.800 partite) e materie prime trasformate di origine animale (5.824).

Da segnalare, tra i prodotti le cui importazioni sono in incremento, anche ossa, corni, zoccoli e prodotti derivati (+47,3%).

Il Paese dell’UE che spedisce il maggior numero di partite continua ad essere la Francia con  323.334 partite (19,4%), seguito dalla Germania con 321.710 partite (19,3%), dall’Austria con  265.533 partite (15,9%), dalla Spagna con 203.787 partite (12,2%), dall’Olanda con 160.151 partite  (9,6%) e dalla Danimarca con 103.786 partite (6,2%).  Seguono Grecia (56.169 partite), Gran Bretagna (42.004), Polonia (40.207 partite), Belgio (26.886  partite) e Irlanda (23.650 partite) con percentuali attorno al 2-3 %.

Circa la specie maggiormente importate, sempre di provenienza intracomunitaria, si registrano i  bovini, con 43.639 partite per un totale di 1.235.661 animali continuano a rappresentare la specie  di maggior importanza. Seguono i suini, con 3.917 partite per un totale di 956.977 animali, gli ovini  con 3.146 partite per un totale di 1.073.127 animali, gli equini con 2.069 partite per un totale di 30.722 animali, ed il pollame con 1.960 partite per un totale di quasi 45 milioni di animali.

Per quanto riguarda i bovini il Paese maggior fornitore è, come negli anni precedenti, la Francia con 32.268 partite e 910.588 animali, seguono altri Paesi che, in base al numero dei animali spediti, sono rappresentati dall’Austria con 3.631 partite per 70.626 animali, dalla Polonia con 1.328 partite per 65.416 animali, la Romania con 1.414 partite per 48.216 animali e l’Irlanda con 850 partite per 26.828 animali.

I suini, invece,  su 3.917 partite provenienti dall’UE 1.065 sono arrivate dalla  Francia (65.448 animali), 778 dalla Spagna (111.233 animali), 777 dall’Olanda (339.648 animali) e 775 dalla  Danimarca (328.078 animali). Si tratta per la maggior parte di suini da macello e di suinetti da  ingrasso.

Delle 3.146 partite di ovini 1.666, che corrispondono al 53% del totale, vengono dall’Ungheria.  Al secondo posto troviamo la Francia con 563 partite ed al terzo la Spagna con 290 partite. Delle 179 partite di caprini ne arrivano principalmente dalla Francia 57 partite, dall’Austria 37  partite, e dalla Spagna 32 partite.

La maggior parte delle 1.960 partite di pollame (45 milioni di animali) sono pulcini di 1 giorno  provenienti da allevamenti di alto livello genealogico. Il 59,4% di queste partite provengono dalla  Francia. Le introduzioni di equini da Paesi membri sono diventate, con l’allargamento dell’UE, più  numerose (2.069 partite per 30.722 animali) rispetto alle importazioni dai Paesi terzi attraverso i P.I.F.  italiani.

Quanto incidono su questa valanga di dati i controlli veterinari?

Sempre con esclusivo riferimento comunitario, nell’anno 2013 sono state sottoposte a controlli documentali e fisici  9.945 partite, pari allo  0,60% delle partite introdotte dai Paesi comunitari. La percentuale dei  controlli documentali e fisici varia a seconda della tipologia di “merce” raggiungendo i livelli più  elevati sugli animali vivi: caprini (11,73%), equini (10,29%), ovini (4,77%),. Le percentuali di controllo vengono dal Ministero definite “piuttosto alte” anche su uova e derivati (8,41%) mentre per tutte le altre tipologie di  “merci” la percentuale di controllo è inferiore al 2% delle partite segnalate.
La percentuale complessiva dei controlli, pari allo 0,60%, ha avuto un andamento sovrapponibile  all’anno 2012 (0,61%).

Non sono poi mancati i controlli straordinari come nel caso risalente al dicembre 2012 quando, in seguito a controlli ufficiali condotti in diversi Stati membri, sono stati  riscontrati sul mercato prodotti alimentari contenenti carne equina non dichiarata in etichetta.

Nel loro compesso, sempre secondo il Ministero, i dati rileverebbero un continuo incremento del volume dei traffici intracomunitari e di una progressiva maggiore responsabilizzazione da parte degli importatori ottenuta anche grazie all’incisiva azione di controllo di UVAC e ASL.

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