GEAPRESS – Secondo intervento straordinario, in pochi giorni, del Ministero della Salute a seguito dei casi di influenza aviaria causati dal ceppo H5N2 LAPAI rinvenuti in due allevamenti intensivi di tacchino in provincia di Brescia. Sebbene il termine LAPAI individui ceppi meno pericolosi a bassa patogenicità, la Direzione Generale della Sanità Animale e dei Farmaci Veterinari del Ministero della Salute (Ufficio III Centro nazionale di lotta ed emergenza contro le malattie animali) ha ritenuto di dovere ricordare come i virus influenzali a bassa patogenicità dei sottotipi H5 e H7, qualora la loro circolazione non venga controllata, possono determinare epidemie di particolare gravità ed eventualmente evolvere in virus ad alta patogenicità con rilevanti conseguenze per la produzione avicola e possibili rischi per la salute umana. Una situazione da tenere in particolare considerazione qualora in presenza di elevate concentrazioni di avicoli.

Controlli ematici, tamponi tracheali, tamponi cloacali e quant’altro previsto di norma, specie nelle ore immediatamente antecedenti la movimentazione. E’ proprio questa, la movimentazione, l’aspetto più delicato della vicenda. La possibilità, cioè, che il virus possa contagiare altri allevamenti grazie al trasferimento di animali già infettati. Anzi, ancora più a monte, è il possibile contagio tra un uccello selvatico infetto ed uno domestico reso possibile grazie ad una movimentazione naturale, quale è quella delle migrazioni. Un contagio, per quest’ultima ipotesi, che ha maggiore possibilità di concretizzarsi in un allevamento rurale che non al chiuso di quello intensivo, con buona pace delle problematiche sul benessere animale ed una sorta di aureola di buonismo animalista ricaduta sugli allevatori della filiera rurale.

A ben guardare un secondo, più breve, documento emanato nello stesso giorno dal Ministero, è possibile evincere come il monitoraggio straordinario sia conseguente ai focolai LAPAI H5N2 riscontrati in provincia di Brescia e di Prato. Si ricorderà, infatti, come dalla provincia di Prato (vedi articolo GeaPress, http://www.geapress.org/allevamenti-2/brescia-e-linfluenza-aviaria-il-virus-da-un-allevamento-rurale-di-prato-uccisi-decine-di-migliaia-di-tacchini/32379) si pensa possa essere arrivato il virus che si è insediato, poi, nei due allevamenti della Franciacorta (BS). Anzi, leggendo sempre il documento ministeriale, è possibile notare come si tenga ad evidenziare l’alta similarità tra il virus di Brescia e quelli del ceppo H5 circolanti da oltre un anno nella filiera rurale sull’intero territorio nazionale. Più casi, in varie regioni italiane.

Dunque, se ne deduce, il ceppo virale che può diventare pericoloso (anche per l’uomo) gironzola ormai da parecchi mesi in allevamenti rurali sparsi di qua e di là. Certo non tutti coincidenti con aree ad alta densità avicola (come nel caso di Brescia), ma l’ipotesi che il minuscolo cosino chiamato virus, del quale si discute ancora se trattasi di vivente oppure no, possa trovarsi nel grazioso allevamento di gallinelle razzolanti dietro casa, qualche inquietudine probabilmente la suscita. Massima attenzione, però, è rivolta ai temibili contatti tra la filiera industriale e quella rurale. Quanto, cioè, si pensa possa essere avvenuto nel caso di questa sorta di inseminazione a distanza tra Prato e Brescia e che, per ora, ha procurato l’abbattimento di…solo…alcune decine di migliaia di tacchini.

Le indagini sull’untore si cercano ora alla fonte ed il Ministero ha per questo avviato il “monitoraggio straordinario” degli svezzatori agricoli del settore rurale. Tanto per intenderci sono quegli stabilimenti che potrebbero rifornire entrambe le filiere. Praticano incubazione delle uova, sessaggio (con probabile morte delle femmine se di varietà da carne o dei maschi se di varietà ovaiola) ed allevamento fino ai giorni di prima autonomia. Qui, un piccolo untore dalla vita effimera, potrebbe aver lasciato il segno.

Tra i provvedimenti del Ministero anche quelli relativi all’allevamento della “selvaggina da penna”, ovvero in uso per i cacciatori desiderosi di trovare qualcosa da mettere in carniere.

Nei provvedimenti delle autorità sanitarie manca, però, ogni previsione sul primo contatto che può favorire la diffusione del virus, ovvero quello tra uccelli selvatici e domestici, specie della filiera rurale. Questo anche quando vengono coinvolte due province, come Brescia e Prato, dove esiste qualcosa che usa definirsi impianto per la cattura di uccelli da richiamo. Uccelli migratori prelevati con reti autorizzate, oppure con quelle di bracconaggio. Decine di migliaia di uccelli selvatici da manipolare, vivi o morti, per gli allevamenti casalinghi di richiami alati per i cacciatori così come per la polenta ed osei di ancor più case di lombardi ed altri abitanti di regioni del nord Italia.

Il controllo straordinario degli svezzatori avicoli, comunica il Ministero, si concluderà entro trenta giorni. La stagione dell’uccellagione non ha, invece, termine ed il periodo migliore inizia proprio in questi giorni.

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