GEAPRESS – LAPAI sottotipo H7 e LAPAI sottotipo H5. A bassa patogenicità ma non per questo esenti da rischio anche per l’uomo. In genere l’influenza nei volatili non ha un decorso negativo, ma le misure sanitarie, a difesa della produttività, sono drastiche. Il primo focolaio che ora rende noto il Ministero della Salute è stato confermato lo scorso 14 maggio con gli esami eseguiti dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. Ad essere resa nota è solo la provincia, quella di Parma. Un allevamento rurale con settanta polli, undici faraone e due tacchini. Altre setti piccoli allevamenti, sempre a carattere rurale, presenti nel raggio di un chilometro da quello posto sotto sequestro, sono sottoposti a campionamento. Tutti i volatili dell’allevamento del parmense sono stati già abbattuti.

Più esteso il coinvolgimento di un secondo allevamento di avicoli ornamentali nella provincia di Forlì Cesena. La positività al virus è stata confermata lo scorso gennaio ma solo ora il Ministero ne da notizia congiuntamente a quella dell’avvenuto abbattimento di tutti i 936 volatili. Oche, anatre e colombi. Per fortuna, nonostante la provincia in questione sia famosa per la concentrazione di allevamenti avicoli, nessuno di essi è presente nel raggio di un chilometro da quello individuato come sede dell’influenza aviaria.

Recenti focolai di influenza aviaria, sempre a bassa patogenicità, sono stati scoperti in Olanda (vedi articolo GeaPress) e, per l’Italia, in Basilicata (vedi articolo GeaPress).

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