GEAPRESS – Invio di parere motivato per dieci Stati membri, tra cui l’Italia, che non hanno nei tempi ottemperato alla direttiva europea 1999/74/CE che introduce il divieto dell’uso di gabbie non modificate per le galline ovaiole. A renderlo noto è l’europarlamentare italiano Andrea Zanoni (IdV), il quale teme ora, oltre alle mancate migliorie per le galline, anche la procedura d’infrazione ai danni del nostro paese. I dettami della Direttiva sarebbero già dovuti entrare in vigore a partire dal primo gennaio. Un fatto oltremodo pericoloso, oltre che per le galline, anche per la nostra economia. I paesi che hanno sostenuto i costi per il corretto recepimento, potrebbero cioè temere la concorrenza sleale e spingere, pertanto, per la procedura d’infrazione.

L’On.le Zanoni sottolinea come l’invio di un parere motivato, costituisce il passo successivo nella procedura prima del deferimento del caso alla Corte di giustizia dell’UE. “L’Italia – ha dichiarato l’On.le Zanoni – avrebbe già dovuto adeguarsi alla nuova normativa dal 1 gennaio 2012, dopo oltre dieci anni di proroghe. Ma ad oggi ancora milioni di galline sono costrette in spazi angusti grandi come un foglio A4”.

La direttiva 1999/74/CE prevede che le galline ovaiole siano tenute in gabbie modificate per fare il nido, razzolare e appollaiarsi o in sistemi alternativi. Conformemente alla direttiva le gabbie possono essere usate soltanto se offrono a ciascuna gallina almeno uno spazio di 750 cm², un nido, una lettiera, posatoi e dispositivi per accorciare le unghie che consentano alle galline di soddisfare i loro bisogni biologici e comportamentali.

Ancora una volta l’Italia si trova in una posizione fuorilegge rispetto all’Europa in materia di protezione degli animali – dichiara Zanoni, che ricorda come la Commissione europea “aveva già inviato una lettera di messa in mora il 26 gennaio scorso dando all’Italia un paio di mesi per mettersi in regola”. L’Eurodeputato ricorda anche come il ritardo sia “ancora più intollerabile” visto che “si è iniziato a parlare del divieto comunitario degli allevamenti intensivi in batteria delle galline ovaiole in tutta Europa già nel lontano 1999. La stessa Commissione europea aveva aggiunto che il mancato rispetto della nuova normativa crea un danno oggettivo a quei Paesi che invece si sono messi in regola e nei confronti dei quali l’Italia fa sempre la figura della pecora nera” aggiunge Zanoni.

Invito le autorità italiane ad adeguarsi al più presto a quanto chiesto da Bruxelles per evitarci l’ennesima infrazione e figuraccia in Europa e tutelare quei milioni di galline tutt’oggi costrette a vivere in condizioni miserabili”, conclude Zanoni.

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