tacchini
GEAPRESS – Come comunicato nei giorni scorsi dagli Assessori alla salute ed all’agricoltura della Regione Emilia Romagna, sono iniziati i pagamenti degli indennizzi agli allevatori delle strutture colpite, sul finire della scorsa estate, dall’influenza aviaria.

Non solo animali abbattuti, ma anche uova e mangimi distrutti.

Le risorse disponibili sono oltre 9 milioni di euro e i risarcimenti riguarderanno sia le aziende nelle quali sono stati riscontrati i focolai del virus ma anche quelle dove gli abbattimenti sono stati realizzati a scopo precauzionale. In tutto 19 aziende concentrate nelle province di Bologna, Ferrara e Ravenna. Aperto ancora l’iter per i cosiddetti danni indiretti, per i quali è coinvolto sia il Governo che gli uffici della UE. La stima dei danni si assesterebbe intorno ai 15 milioni di euro.

In Emilia Romagna, però, l’aviaria è tornata. Il 3 e 4 dicembre scorso, il Centro di Referenza Nazionale per l’influenza aviaria presso l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie,  ha confermato la presenza del sottotipo H5N2 a bassa patogenicità in un impianto di macellazione di animali provenienti da un allevamento  di tacchini da carne della provincia di Forlì-Cesena. Gli animali presenti in azienda, al momento del campionamento risultato positivo,  erano circa 3515 su un totale di 30000 tacchini accasati. Il Ministero della Salute – Dipartimento della Sanità Pubblica Veterinaria, ha annunciato la conclusione delle operazioni di macellazione. La filiera è in questo caso di tipo industriale. Il successivo evento riguarda sempre l’H5 a bassa patogenicità ma di animali campionati provenienti da un allevamento della provincia di Modena.In tutto 202 uccelli appartenenti a più specie.

Si tratta dunque di un sottotipo diverso ai precedenti casi (H7 ad alta patogenicità) ma le cui misure di profilassi non possono non incidere sull’azienda. Se nel caso dello scorso agosto il Ministero ipotizzò un possibile contagio avvenuto tra un’anatra selvatica e gli animali di un allevamento del ravennate (il virus sarebbe poi mutato da bassa ad alta patogenicità all’interno dell’allevamento), in questi ultimi episodi le dinamiche della diffusione parrebbero presentare delle caratteristiche diverse.

Nello scorso mese di novembre il virus H5N2 a bassa patogenicità è stato riscontrato in un allevamento rurale della provincia di Avellino. Il tre dicembre, invece, sempre H5N2 a bassa patogenicità in un allevamento rurale in provincia di Napoli.

Secondo la nota del Ministero della Salute “le informazioni attualmente raccolte sulla base delle indagini epidemiologiche in corso, hanno evidenziato correlazioni significative fra i virus isolati in sud Italia e quelli identificati in alcune  aree del Nord nonché l’individuazione di flussi commerciali nella filiera rurale che, interessando tutta la  Penisola, favoriscono il mantenimento del virus nel settore rurale e/o il possibile spill-over dell’infezione  nel circuito industriale, come verificatosi nel focolaio in provincia di Forlì-Cesena“. Maggiori controlli sono stati disposti nella filiera rurale.

In altri termini, come già nel passato si è avuto modo di evidenziare sulle possibili interconnessioni  del sistema filiera rurale-svezzatori e quello industriale, tra le province di Prato e di Brescia, sono ora possibili nuovi punti di contatto che potrebbero veicolare il virus. Nelle filiere rurali i danni economici vanno rapportati ad un numero tendenzialmente limitato di animali, ma nella filiera industriale il discorso cambia. Appartiene alla filiera industriale, secondo quanto comunicato dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, il caso di Forlì Cesena. In nessuno dei quattro casi (Napoli, Modena, Forlì Cesena e Salerno) l’Istituto comunica l’estinzione del focolaio (dati aggiornati al 5 dicembre) ma se nel modenese ed in Campania (filiera rurale) gli animali coinvolti sono in totale  293 nel solo caso di Forlì Cesena (filiera industriale) sono già 3515.

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