suini sequestro
GEAPRESS – Sono arrivate al rifugio di Pedavena (Belluno), le due scrofe Angela e Camilla provenienti dal sequestro di un piccolo allevamento abusivo in provincia di Varese oggetto di intervento del SITA (Servizio Interprovinciale Tutela Animali).

I due animali, erano probabilmente destinati alla macellazione. Infine il sequestro basato sull’accusa di inidonee condizioni di detenzione e la loro liberazione.

Angela e Camilla fanno seguito ad altri maiali già trasferiti nei giorni scorsi. Con un mezzo appositamente noleggiato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Varese (spese a carico dell’indagato/imputato), alle 6.00 del mattino dell’altro ieri, partendo da Gavirate (VA) quale luogo di custodia delle suine, gli operatori di PG e il personale ausiliario del SITA hanno provveduto al loro trasferimento. In tutto sono occorse sei ore.

In tal maniera, comunica il SITA, è stato portato a conclusione il relativo procedimento penale, giacché nei giorni precedenti avevano trovato idonea sistemazione anche gli altri animali sequestrati insieme ad esse (4 conigli ed un ovicaprino).

Un esito, quello del sequestro disposto dalla Procura della Repubblica di Varese, che si differenza da quello di altri Uffici Giudiziari presso i quali gli animali cosiddetti da reddito o da allevamento è ancora equiparato al sequestro di meri oggetti vendibili all’asta. Ed invece, per Varese, si è applicato un altro orientamento.

Cosi come disposto disposto dalla Legge contro i maltrattamenti (artt. 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del Codice Penale) e  dalla Convenzione Europea di Strasburgo per la protezione degli animali da compagnia (ratificata dallo Stato Italiano con Legge n.201 del 2010), si è ora riusciti a riproporre la “gestione etica” degli animali sequestrati. Si tratta, spiega sempre il SITA, della volontà la volontà di sottrarre l’animale oggetto di maltrattamento ad ogni ulteriore forma di sfruttamento (allevamento con finalità di lucro, macellazione etc), per risarcirlo, senza eccezioni di specie, della crudeltà e della sofferenza ingiustamente patita, e tutelare al contempo la salute pubblica dai rischi posti in essere dall’eventuale consumo di alimenti derivanti dalla macellazione di esemplari maltrattati o detenuti in condizioni inidonee.

Il nostro Ordinamento Giuridico, infatti, tutela tutti gli animali (vita, benessere, libertà etc) distinguendoli in due categorie: quelli non detenibili e quelli detenibili a cui appartengono gli animali da reddito/allevamento. Sicché, l’allevamento, con tutte le costrizioni che ne conseguono, e l’uccisione ai fini della macellazione costituiscono una deroga, cioè una eccezione, alla loro tutela, in quanto il bene che si intende tutelare: il sostentamento umano, è ritenuto un bene superiore.

Tuttavia, secondo il SITA “anche se pochi sono ancora oggi coloro i quali hanno colto tale sottigliezza, proprio perché allevamento e macellazione non sono la norma, bensì una particolare eccezione concessa a condizione che sia rispettate determinate condizioni, ad esempio il rispetto delle norme relative al benessere animale negli allevamenti (Dlgs n. 146/01), nel momento in cui queste vengono violate l’eccezione, o deroga che dir si voglia, non è più lecita. Da qui, il nuovo orientamento giuridico proposto dal SITA e accolto dalla Procura di Varese anche in considerazione dell’accresciuta sensibilità delle persone nei confronti degli animali TUTTI; pertanto non bisognerà più stupirsi nel vedere suini, bovini, ovicaprini, pollame etc venir poi affidati, a seguito di un sequestro penale con cui li si è sottratti ad una condizione inidonea e cagionatrice di sofferenza, a privati cittadini che, avendone la possibilità di detenerli, abbiano deciso di tenerli per compagnia e diletto in accordo con l’art. 1 della succitata convenzione Europea di Strasburgo per la protezione degli animali da compagnia, il quale asserisce testualmente che ”Per animale da compagnia si intende ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall’uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e compagnia”. I veterinari delle ASL se ne facciano perciò una ragione!“.

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