GEAPRESS – A quanto pare gli addetti dell’allevamento nei pressi del Comune di Chiari, avrebbero riferito che trattavasi di “prassi aziendale“. Sega a lama rotante per tagliare indistintamente tutte le corna dei vitelloni. Condotti in un corridoio e bloccati con una barra metallica sulla testa, iniziava la crudele operazione. Muggiti e disperati tentativi di fuga. Poi il sangue, copioso tanto da fare apparire la lettiera del recinto intrisa di sangue. In tale stato, infatti, sarebbe stata trovata dalle Guardie Zoofile dell’OIPA di Brescia. Dieci dei 348 vitelloni erano proprio, al momento del sopralluogo, in questo recinto. Il sangue arrivava a fluire all’esterno, mentre una maschera rossa ricopriva quasi per intero il capo dei poveri animali.

Le Guardie Zoofile dell’OIPA hanno così potuto appurare come agli animali erano stati appena recisi gli abbozzi corneali. Poi, nell’area adiacente al recinto, altri 25 vitelloni, ancora sanguinanti sebbene le corna fossero state recise nei giorni antecedenti.

Secondo quanto riportato dall’OIPA il veterinario Asl convocato sul posto, avrebbe riferito come la cauterizzazione degli abbozzi corneali è vietata dopo le prime tre settimane di vita. Ad ogni modo dovrebbe essere inoltre richiesta la presenza di un veterinario per tutta la durata dell’intervento. Così prevede l’art.2 comma 1 del D. Lgs n°146 del 26 marzo 2001 relativo alla protezione degli animali negli allevamenti. Stessa disposizione sarebbe contenuta nella nota esplicativa sulle procedure per il controllo del benessere animale negli allevamenti di vitelli del Ministero della Salute del 25 luglio 2006.

Gli animali mutilati, però, avevano tutti un’età compresa tra le 31 e le 56 settimane. Per tale motivo le Guardie Zoofile OIPA di Brescia hanno ritenuto che tale pratica potesse configurasse il reato di maltrattamento di animali (art. 544 ter C.P.). Il sequestro preventivo, è stato già convalidato dalla Magistratura. Ad essere divenuti oggetto di misura cautelare sono sia gli animali che l’intera area di allevamento.

La tortura inflitta a questi vitelloni testimonia come, nonostante siano esseri viventi e senzienti, gli animali da reddito destinati al macello siano considerati come oggetti alla mercé dell’essere umano – ha sottolineato Silvana Confente, medico veterinario OIPA – Il dolore inflitto tagliando le corna è pari a quello che potrebbe provare un essere umano a cui viene amputato un arto senza anestesia, infatti il tessuto corneo di rivestimento oltre le prime tre settimane di età presenta una parte ossea che si estende dal cranio ed è innervato, quindi tale pratica provoca lesioni psicofisiche e gravi sofferenze. E’ quindi incredibile che tutto ciò sia stato definito ‘prassi aziendale’”.

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