GEAPRESS – A scoprirlo è stato il personale della Stazione Forestale di Taverna. In un uliveto di località “Pitari” nel Comune di Pentone (CZ), un allevamento abusivo di cinghiali. Chiusi in un box, otto animali di peso variabile tra i 15 ed i 40 chilogrammi. L’allevatore, in possesso di altri animali, si sarebbe difeso asserendo che trattavasi di un accoppiamento casuale tra un cinghiale ed una scrofa.

Il frutto dell’incontro galeotto, non veniva però ritenuto credibile dal Corpo Forestale dello Stato, anche alla luce delle stesse caratteristiche degli animali Dello stesso parere anche il Servizio Veterinario dell’ASP di Catanzaro. L’allevamento, inoltre, era privo di documentazione in materia di polizia veterinaria, ovvero la certificazione di detenzione e provenienza, oltre che del registro aziendale.

C.L., questo il nome dell’allevatore, veniva denunciato alla locale Procura della Repubblica per la violazione della normativa in materia di caccia a causa della detenzione di animali selvatici privi di autorizzazione regionale, nonché ai sensi della L. 150/92 e del Decreto del Ministero dell’Ambiente del 19/4/96, che, in applicazione della C.I.T.E.S. (Convention on International Trade of Endangered Species) regolamenta anche la detenzione di specie di fauna e flora che possono costituire pericolo per la salute e incolumità pubblica.

Ieri si è avuta notizia di un altro intervento del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Cascia (PG). Un uomo è stato denunciato per avere piazzato numerosi lacci-cappio in metallo per la cattura illegale di cinghiali in Valnerina. Il tre marzo, invece, altro ritrovamento di lacci metallici. Questa volta, ad intervenire, è stato il Commissariato di Polizia di Velletri, in provincia di Roma. A rimanere bloccato nella trappola, era rimasto un grosso cane. Denunciato l’affittuario del fondo all’interno del quale sono state rinvenute numerose altre trappole.

Non è da escludere che per tutti e tre i casi, si nasconda la macellazione dei suidi selvatici, finalizzata al rifornimento del settore della ristorazione. Un problema più volte evidenziato negli stessi comunicati della Forze dell’Ordine intervenute. 

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