sequestro bufale
GEAPRESS – Sono circa 180 le bufale sequestrate nei giorni scorsi in alcuni allevamenti del casertano dal personale del Corpo Forestale dello Stato, su delega della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

A seguito di un’intensa attività investigativa svolta dal Comando Provinciale del CFS di Caserta e dal Nucleo Agroalimentare e Forestale (NAF) di Roma, gli inquirenti sembrerebbero ora venuti a capo di un ingegnoso quanto illegale sistema di mascheramento della brucellosi. Si tratta, come è noto di una zoonosi di orgine batterica. Una malttia, cioè, teoricamente trasmissibile all’uomo.

Secondo la Forestale, gli animali che sono stati interessati dal sequestro sanitario, potrebbero essere stati sottoposti alla somministrazione di dosi massicce di vaccino al fine di occultare la presenza della malattia durante i controlli sanitari.

Una tecnica, spiega la Forestale nel suo comunicato, per eludere i controlli ma che non per  impedisce al  batterio della brucella di contaminare il latte. Un pericolo, sottolinea sempre la Forestale, anche per il consumatore. A tal proposito, onde evitare inutili allarmismi, la Forestale precisa che la brucellosi normalmente viene eliminata con la pastorizzazione del latte. La presunta pratica illegale non potrebbe però escludere che l’eventuale permanenza del batterio negli allevamenti e negli altri luoghi di lavorazione del latte infetto, possa aver costituito pericolo per gli operatori autorizzati alla manipolazione del latte prima della pastorizzazione.

Da un’analisi più approfondita di oltre ottocento campioni di sangue prelevati su altrettante bufale, sarebbe inoltre emerso che il vaccino era stato somministrato agli animali  in età adulta, malgrado l’Unione Europea consenta, e solo in alcune zone del Sud Italia, la somministrazione di vaccino limitatamente alle bufale in età compresa tra i 6 e i 9 mesi e con il rispetto di protocolli gestiti dalle autorità sanitarie locali.

Scopo del raggiro era nel caso l’occultamento dell’infezione da brucellosi. Quest’ultima, spiega la Forestale, in presenza del vaccino non può essere rilevata con il metodo tradizionale di analisi (metodo SAR), normalmente utilizzato in Italia e all’estero.

Ma non è tutto. Gli allevatori potrebbero aver nascosto, a partire dall’anno 2000, la malattia infettiva delle bufale, eludendo i controlli messi in atto dalle autorità sanitarie nazionali. Dopo aver sfruttato fino allo stremo gli animali per ricavarne quanto più latte possibile, potrebbero aver proceduto al loro abbattimento per il verosimile scopo di percepire i contributi previsti dall’Unione Europea.

Le bufale sequestrate saranno ora sottoposte a uno speciale protocollo operativo, che sarà gestito dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo, centro di eccellenza e referenza nazionale e di rilievo europeo per la prevenzione della brucellosi.

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