GEAPRESS – 3.500 metri quadrati di superficie  a cielo aperto di reflui. Erano tutti provenienti da una azienda zootecnica di Castel Volturno (CE). I liquami venivano accantonati senza alcun sistema di contenimento e impermeabilizzazione. Un laghetto, costituito prevalentemente da deiezioni di bovini le quali, a causa dell’inclinazione del terreno,  confluivano in un vicino corso d’acqua e da qui nel lago Patria.

L’intervento operato da settanta militari della Guardia Costiera della Capitaneria di Porto di Napoli, congiuntamente al personale degli uffici marittimi di Castel Volturno e Mondragone (CE), ha consentito di rilevare altre gravi irregolarità in un secondo allevamento di bufale. In questo caso i liquami, sebbene destinati in contenitori di cemento, fuoriuscivano percolando in un vicino canale. Anche in questo caso i reflui raggiungevano il lago Patria e da qui il mare.

Altresì raccapricciante anche quanto scoperto in merito al maltrattamento di  animali. In particolare, il personale della Guardia Costiera rinveniva vari animali di età inferiore a quindici giorni, alcuni dei quali già morti o lasciati lì da tempo. Altri erano agonizzanti o con il rigor mortis. Di fatto erano in stato di abbandono, riferisce sempre la Capitaneria,  senza alcun dispositivo per l’alimentazione o l’abbeveraggio.

In un’area adiacente all’azienda venivano rinvenuti cumuli di carogne di vitelli ed annutoli in putrefazione. Gli annutoli, sono i neonati maschi del bufalo. La carne di questo animale non ha valore. Di fatto inutili per le finalità dell’allevamento, ovvero la famosa mozzarella, capita sovente che vengano fatti morire di inedia. Ad aggravare la situazione, almeno sotto il profilo ambientale, l’assenza di ogni impermeabilizzazione utile a proteggere la falda dagli umori della decomposizione.

Secondo la Capitaneria di Porto è pratica diffusa negli allevamenti della zona, quella di sotterrare, in barba ad ogni regolamento sanitario, i corpi degli animali. Sono gli stessi allevatori, riferisce sempre la Capitaneria, a fare uccidere i maschietti perché improduttivi. Non è da escludere che tra le carcasse degli animali vi siano anche quelli uccisi perché affetti da brucellosi, Ritrovati, infatti, resti di bovini adulti, tra cui due teste e numerose ossa.

Oltre agli specifici reati ambientali è stato contestato anche il reato di maltrattamento di animali.

L’attività di indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ed ha visto la partecipazione di personale dell’ASL e dell’Agenzia Ambientale di protezione ambientale.

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