GEAPRESS – Potrebbe arrivare dalla provincia di Prato il virus dell’influenza aviaria rilevato nei giorni scorsi in due allevamenti di tacchini del bresciano. Nei giornali, infatti, era circolata la notizia che l’infezione che ha colpito due strutture della Franciacorta, possa essere giunta dalla Toscana. Sta di fatto che nella nota inviata ieri dal Ministero della Salute alla Direzione Generale della Salute e della Tutela del Consumatore (DG SANCO) della Commissione Europea, compare, oltre ai due allevamenti del bresciano, una terza struttura in provincia di Prato. Dall’esame dell’RNA eseguito dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, si evince, peraltro, l’alta similarità tra i ceppi virali isolati a Paderno Franciacorta (BS) e quello di Prato. Un ceppo, riferisce il Ministero, già in precedenza isolato in Italia soprattutto negli allevamenti della filiera rurale. Il rischio, ora, è che il virus possa diffondersi nella filiera industriale fatto, questo, che ha già comportato la diramazione di misure straordinarie per gli allevamenti avicoli e i macelli del Piemonte, Veneto, Emilia Romagna oltre che della stessa Lombardia.

Secondo quanto già inserito nel Sistema Informativo Malattie Animali Nazionale del Ministero della Salute (SIMAN) i sottotipi H5 ed H7 a bassa patogenicità, ovvero quelli finora rilevati, se non controllati, possono determinare epidemie di particolare gravità ed eventualmente evolvere in virus ad alta patogenicità con rilevanti conseguenze per la produzione avicola e possibili rischi per la salute umana. Il rischio, in quest’ultimo caso, è che il virus possa contagiare l’uomo. Il caso più grave, vero e proprio incubo mondiale, è che il virus, ricombinandosi, possa trasmettersi direttamente da uomo ad uomo. Ad ogni modo, riferiscono le strutture sanitarie, la situazione è sotto controllo e nel mondo l’ipotesi della trasmissione diretta non si sarebbe ancora avverata. Nessun allarmismo dunque.

L’unica cosa certa è l’abbattimento di 27.700 tacchini in Franciacorta. Sedicimila maschietti di ottanta giorni ed altri 11.700, sempre maschi, arrivati a metà ciclo. Un esame eseguito nel primo allevamento del bresciano il 23 agosto scorso, aveva però dato esito negativo. I meccanismi di allevamento industriale vedono ormai protagoniste grosse holding commerciali che cedono per l’ingrasso i pulcini ad allevatori locali. E’ stata proprio la filiera proprietaria degli animali a segnalare, giorni dopo, una sintomatologia riferibile all’influenza aviaria. Problemi respiratori e calo nell’assunzione di cibo. Da questa segnalazione sono partite le misure di prevenzione che hanno portato ad un primo screening degli allevamenti nel raggio di un chilometro. Ad appena poche decine di metri, in un altro allevamento appartenente alla stessa filiera proprietaria, il secondo caso. Il tutto in un’area denominata DPPA (Area ad Alta Densità Avicola), che ospita centinaia di allevamenti avicoli, specie di tacchini e galline ovaiole.

Nell’allevamento in provincia di Prato, invece, ad essere abbattuti sono stati 250 avicoli. Secondo quanto già inserito nel SIMAN si tratterebbe non solo di tacchini e galline, ma anche di anatre, oche e faraone.

In Europa, secondo il Ministero della Salute, sono stati ormai individuati focolai in Romania, Croazia, Ucraina e Turchia. Sempre secondo il Ministero l’uomo può infettarsi con il virus dell’influenza aviaria solo in seguito a contatti diretti con animali infetti (malati o morti per influenza aviaria) e/o con le loro deiezioni. In Italia, inoltre, vige il divieto di importazione di uccelli ornamentali e da voliera da tutti i Paesi interessati dall’epidemia. Più di recente è stata vietata l’importazione di pollame dalla Tailandia dove proprio in questi giorni, secondo fonti di agenzia, si è saputo della mutazione del virus e della morte di due persone.

Per il Ministero, specie nei paesi dove sono segnalati focolai, andrebbe evitato il contatto con animali vivi o loro parti, tenendosi lontano da mercati e fiere dove vi siano commercio o anche semplice esposizione di animali. Anche alla luce della possibile provenienza del virus riscontrato in Lombardia da un allevamento rurale della Toscana (in quelli rurali è più probabile la promiscuità tra volatili selvatici, portatori del virus, e domestici) giova appena ricordare coma la provincia di Brescia sia notoriamente ricca di impianti, spesso illegali, di cattura di uccelli selvatici. Gli animali vengono poi manipolati in allevamenti casalinghi per servire i cacciatori di appostamento.

Dall’inizio del 2012, in Italia, salgono ad otto i focolai di influenza aviaria, tutti a bassa patogenicità. Sono stati riscontrati in Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lombardia e Toscana. Ceppi, in alcuni casi, simili a quelli del bresciano e di Prato e responsabili, finora, di focolai in allevamenti della filiera rurale.

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