cavallo
GEAPRESS – Cavalli e muli utilizzati per il ricaccio della legna  che, ad avviso del Corpo Forestale dello Stato, sarebbero stati tenuti in modo inaccettabile dal punto di vista etologico.

Ad intervenire gli uomini del Comando Stazione Forestale di Borgorose (RI) i quali, nel corso di un servizio di controllo del territorio finalizzatro alla prevenzione e repressione dei reati ambientali ed in particolare quelli in danno degli animali, hannpo dato seguito alle numerose segnalazione di privati cittadini.

Nel corso del sopralluogo, infatti, gli Agenti del Corpo Forestale dello Stato denunciavano un uomo proprietario degli animali, proprio per le condizioni di detenzione degli stessi. Sempre secondo la Forestale sarebbero stati detenuti in modo poco attento, utilizzando probabilmente “basti” ossia una sorta di grossa e rozza sella di legno, dotata di una rustica imbottitura, che si mette sul dorso degli animali da soma per il trasporto dei carichi. Nel caso un comportamento non compatibile con la taglia dell’equide, sui quali sarebbero stati applicati provocando vistose ferite sul dorso tali da evidenziarne una cattiva gestione e sofferenza durante il lavoro.

La Forestale sottoliena inoltre le condizioni orografiche particolari quando è consueto utilizzare muli e/o cavalli per il ricaccio della legna tagliata, caricandola di fatto sul “basto” posizionato sul dorso. Altro fattore è il quantitativo di legna che grava su ogni animane: due quintali per ogni viaggio.

Ad aggravare lo stato di sofferenza dovuto alle ferite/abrasioni non curate, il fatto che gli stessi fossero tenuti esposti al sole e alle intemperie senza alcun riparo.

A seguito delle indagini il titolare degli animali è stato invitato a condurli in un luogo idoneo per le cure e parallelamente. Stante la situazione la Forestale ha deferito il soggetto alla Procura della Repubblica di Rieti, ipotizzando il reato di maltrattamento di animali previsto dall’art. 544 ter del Codice Penale che punisce il soggetto autore del reato, con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

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