GEAPRESS – Erano andati per tutt’altro motivo nella palazzina del centro abitato di Pietrelcina (BN). Di certo i Carabinieri non potevano aspettarsi che nel garage fosse in atto una macellazione clandestina. Il tutto, poi, con la saracinesca alzata.

Lui, l’ex macellaio che abitava in uno dei piani soprastanti, stava sezionando un agnello. I velli di due pecore, invece, erano stati posti sotto sale per la concia. Schizzi di sangue ovunque, ganci di macellazione, coltellacci e poi anche peperoncino e giocattoli per i nipotini. Servono d’estate e glieli conservo qui, avrebbe detto ai Carabinieri mentre tentava di giustificarsi sulla macellazione.

Un fatto episodico, per l’ex macellaio, che invece non trova riscontro in quanto appurato dall’Arma. I locali, in pessime condizioni igieniche e comunque non autorizzati allo scopo, presentavano evidenti tracce di continuità, tanto da fare apparire probabile che l’attività di macellazione fosse destinata al commercio al minuto oppure alla ristorazione. Il pellame di pecora messo sotto sale, forse, doveva servire ad un tappeto oppure come indumento di pastori. Di sicuro non vi era nessuna tracciabilità circa la provenienza degli animali macellati.

I Carabinieri, oltre ai reati specifici, starebbero vagliando l’ipotesi del maltrattamento.

Un fenomeno, quella della macellazione clandestina, diffuso in loco anche se finora mai riscontrato in pieno centro del paese e pure in un garage tranquillamente visibile dalla strada.

Il sette ottobre scorso, gli stessi Carabinieri della Stazione di Pietrelcina, erano già intervenuti con un controllo in due allevamenti di Pago Veiano. Gravi discrasie tra i bovini presenti in stalla, in buona parte privi di rintracciabilità o con documentazione falsificata, e quelli che, invece, risultavano dai documenti di stalla. In quest’ultimo caso, infatti, nulla veniva riferito su dove potessero essere finiti gli animali registrati. 

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