galline ovaiole
GEAPRESS – Rischia di trasformarsi in una ecatombe di galline, l’allarme influenza aviaria fino ad ora registrato  in due allevamenti fra loro collegati ad Ostellato (FE) e Mordano (BO). Nel caso, un numero ben superiore alle 128.000 galline già uccise nel primo allevamento e le 585.000 circa di Mordano (BO), dove ieri l’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie ha confermato al Ministero della Salute la presenza del virus.

Questo potrebbe accadere se dovessero risultare positivi i controlli già disposti in altre regioni del nord Italia ad “alta vocazione avicola”, ovvero Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Inoltre, secondo la nota diffusa dal Ministero, la filiera avicola coinvolta opera su diverse regioni italiane. Un fatto, quest’ultimo, che ha influito nel disporre in tempi brevi il monitoraggio degli allevamenti avicoli industriali di galline ovaiole di proprietà della stessa filiera.

 

I NUOVI POSSIBILI ALLEVAMENTI COINVOLTI

Dall’indagine epidemiologica fino ad ora effettuata sarebbero stati evidenziati tre allevamenti di ovaiole che potrebbero essere a rischio a causa di contatti indiretti. Uno si troverebbe in provincia di Ferrara e due in provincia di Rovigo. Per queste nuove rilevanze il Ministero ha ritenuto opportuna l’ipotesi di creare altre aree di “controllo temporaneo”. Si tratterebbe, nel caso, delle stesse già decise per gli allevamenti individuati ad Ostellato (FE) e Mordano (BO).

 

COSA PUÒ AVERE PROCURATO LA DIFFUSIONE DEL VIRUS

Nelle misure sulla biosicurezza ora ricordate nella nota del Ministero della Salute – Dipartimento della Sanità Pubblica Veterinaria, si fa tra l’altro riferimento agli allevamenti all’aperto nelle vicinanze delle aree umide. Si tratta di aree che in Italia non escludono alcuna regione. Ovviamente con diversi gradi di copertura del territorio che rispecchiano così un diverso grado di rischio. La mappa allegata al documento del Ministero (ovvero relativa alle zone a rischio – “zone umide”) è quella sulla diffusione del Germano reale contenuta nel Piano Nazionale Influenza Aviaria 2013. Il Germano reale è un’anatra selvatica che presenta una distribuzione in molti casi coincidente con le aree ad “alta vocazione avicola”.

Nel Piano suddetto viene altresì indicato come “negli ultimi anni, anche nei paesi del bacino Mediterraneo, il numero di anatre di superficie nidificanti è certamente in aumento. Una dinamica ancora non ben conosciuta, ma sicuramente (riporta sempre il Piano) ha giocato un ruolo enorme il numero di individui (principalmente Germano Reale) che vengono rilasciati durante l’attività venatoria e  sopravvissuti alla stessa. Questo gruppo di animali che nidificano praticamente ovunque nell’area delle Pianura Padana, ha probabilmente raggiunto quel minimo numero (densità soglia) di soggetti in grado di  assumere il ruolo di serbatoio epidemiologico dei virus. In tale evenienza il bacino del Mediterraneo  sarebbe interessato da due diversi modelli epidemiologici, a) quello classico con prevalenza circannuale con  animali a bassa prevalenza presenti esclusivamente durante le migrazioni o lo svernamento; b) un nuovo ciclo che si realizzerebbe totalmente in loco“.

Quest’ultimo potrebbe essere ricondotto ai periodi di muta, quando cioè le anatre, incapaci di volare, vengono più a lungo in contatto nelle aree dove si aggregano. Il Germano muta due volte all’anno. Uno di questi periodi è proprio l’estate.

 

IL POSSIBILE CONTATTO TRA I DUE ALLEVAMENTI – COSA E’ IL “NUOVO” CEPPO ISOLATO

Una seconda nota dello stesso Dipartimento del Ministero inviata ieri agli Assessorati Sanità delle Regioni e delle province autonome oltre che, per conoscenza, ai NAS dei Carabinieri, agli Istituti Zooprofilattici ed alle principali organizzazioni veterinarie, torna nuovamente sulle zone umide.

In tale secondo documento parrebbe potersi evincere il tipo di collegamento tra i due allevamenti finora individuati. Da Ostellato, e fino al primo agosto scorso, sarebbero arrivate le uova a Mordano, forse per essere imballate. Il ceppo di aviaria isolato è l’H7N7, ovvero ad alta patogenicità ma diverso da un recente sottotipo H7 isolato in Cina e che avrebbe dimostrato un potenziale zoonosico (trasmissibilità all’uomo). Sono comunque i ceppi H7N7 e H5N1 quelli che preoccupano per la possibilità di contagio all’uomo. Non sono noti, però, contagi diretti uomo-uomo ed è questo che tiene ancora bloccata la pandemia da molti presagita e, per fortuna, ancora non verificatasi.

Ritornando al recente caso italiano, sempre ad avviso del Ministero della Salute, si può presupporre che un ceppo a bassa patogenicità (LPAI) si sia introdotto nell’azienda grazie a volatili selvatici tipo anatidi ed altri uccelli acquatici. Anatidi che sarebbero presenti nell’area e che potrebbero aver contribuito a veicolare nell’azienda un virus  a bassa patogenicità  (finora, dal Ministero, solo ipotizzato) il quale, una volta diffuso, sarebbe mutato nella forma più aggressiva (HPAI di cui l’individuato H7N7).

Il Ministero tende però a supporre questa eventualità già degli esami finora eseguiti sui volatili contaminati. Dai primi responsi di laboratorio, infatti, si evincerebbe  come i volatili dei primi capannoni coinvolti, ovvero quelli muniti di parchetti esterni, risulterebbero sieropositivi, ovvero venuti in contatto con il virus. Quelli positivi, ovvero con la malattia conclamata, sono i capannoni centrali. Proprio in questi si è registrato un aumento improvviso ed anomalo della mortalità. In altri termini, strada facendo il virus sarebbe mutato da LPAI a HPAI. L’H7N7 ora isolato non avrebbe collegamenti (dice sempre il Ministero della Salute) con altri virus H7 ad alta patogenicità fino ad ora isolati in Italia ed in altri paesi.

Chi è allora il nuovo H7N7? Dalle prime parziali analisi filogenetiche, parrebbe potersi individuare una similitudine con virus a bassa patogenicità fino ad ora isolati in uccelli domestici centro europei, ed uno, sempre a bassa patogenicità, selvatico. Quest’ultimo è italiano.

A breve, saranno disponibili nuove analisi che potrebbero confermare l’ipotesi.

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