GEAPRESS – Di sicuro il committente è il Comune di Dorgali (NU). L’acquario, che sarà presentato domani, doveva aprire nel 2006 ma la metà dei finanziamenti sono arrivati solo nel 2008 dalla Regione Sardegna. Secondo lo schema più diffuso della cattività acquatica italiana, i finanziatori sono gli Enti pubblici. Su di loro gravano, inoltre, sia le grandi spese di gestione (soprattutto energetiche) che di rinnovamento, indispensabili per battere la concorrenza di acquari incredibilmente simili tra loro.

Lo ha dovuto constatare in primis l’acquario di Genova, gestito da Costa Edutainmet, la cui struttura principe della cattività acquatica italiana avrebbe non poche difficoltà a gestire gli indispensabili costi di rinnovamento senza i continuati emolumenti pubblici. Costa gestirà, però, la selezione di parte del personale di Cala Gonone, altra cosa sicura assieme all’architetto che ha progettato l’acquario sardo. Lo stesso Acquario di Genova si è tenuto ben lontano dal superare sufficientemente la soglia prevista per l’autonomia finanziaria ed un suo stesso notissimo Amministratore Delegato, poi passato a dirigere un casinò, ebbe a dichiarare che i costi energetici da sostenere sarebbero una vera e propria sberla.

Chi gestirà a Dorgali le future bollette  e soprattutto il rinnovamento delle vasche? L’altra caratteristica della cattività acquatica, molto funzionale ad un turismo di massa tipo mordi e fuggi, è quella di non diffondere i dati sulle morti dei propri reclusi limitandosi a dire che loro difendono la biodiversità. Il Comune di Dorgali si è solo allineato nel più lucrativo investimento dell’industria zoo, basata in Italia su prevalenti prelievi dalle casse pubbliche ed a livello internazionale, come nel caso del futuro acquario di Roma e della multinazionale inglese Merlin, nell’esigenza di reinvestire la liquidità capitalizzata in giro per il mondo da grossi gruppi finanziari.(GEAPRESS).