GEAPRESS – L’apertura di un nuovo zoo d’acqua genera incredibilmente entusiasmi quasi fanciulleschi in amministratori e Sindaci locali. In realtà le strutture pubbliche di acquario ricalcano schemi sia costruttivi che di marketing incredibilmente simili. Tra questi l’esigenza di presentarsi come un acquario innanzi tutto ammaliante per il visitatore pagante con  tunnel e grossi pesci cartilaginei tipo gli squali. Non vi è molto di scientifico ma il visitatore accorre per l’ebbrezza di appagare una curiosità al limite del morboso. Trovarsi per qualche minuto a pochi passi da un grosso pescecane il quale, nella stanza allagata che gli fa da contenitore,  a differenza del suo poco scientifico pubblico, rimarrà fino alla morte. E’ questo, poi, un altro aspetto identico a molte strutture. Pesci, molluschi ed altri organismi marini hanno il dono dell’immortalità. Non vengono mai diffusi dati e cause di morte.

L’aspetto però più inquietante è quello relativo ai costi di gestione e soprattutto di rinnovamento. Lo stesso Acquario di Genova, gestito da Costa Edutainmet, non ha finora rinunciato ai forti emolumenti ricevuti dagli enti pubblici per compensare gli altissimi costi di rinnovamento. La concorrenza tra strutture molto simili tra loro, funzionali all’effimero flusso dei turisti mordi e fuggi, fa si che gli acquari debbano continuamente e costosamente rinnovarsi. Cosa questa che può fare piacere all’Ente Gestore ma molto meno a quello erogatore, in genere pubbliche amministrazioni.

Preoccupa pertanto che nella “manifestazione di interesse” resa pubblica dal Comune di Livorno appare la seguente citazione “Concorrenza ridotta: 4 acquari di dimensioni analoghe o superiori in Italia (Genova, Cattolica/Rimini, Milano e Napoli)”. Trattasi, purtroppo per Livorno, di una dichiarazione opinabile. In Italia, infatti, ha aperto un enorme Sea Life della multinazionale inglese Merlin a Peschiera del Garda ed un’altro della stessa società sta aprendo a Roma dove è in progetto un terzo grande acquario. Le dimensioni, poi, di quelli di Milano e Napoli, sono paragonabili a quelle di molte altre strutture della cattività acquatica italiana, presenti anche in Toscana.

Spesso, pertanto, le fatidiche previsioni di afflusso di visitatori vengono disattese. L’Acquario di Genova, ad esempio, dichiara 1.200.000 visitatori annui. Questa, però, era la soglia di rischio più volte indicata dal più chiacchierone dei suoi precedenti Amministratori Delegati che rilanciò Genova sostenendo, chissà perchè, l’enormità delle spese tra cui la “sberla” di quelle energetiche.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).